Life before death: le fotografie di Walter Schels. Un istante di luce sul mistero

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Il fotografo tedesco Walter Schels da qualche anno si è lanciato in un progetto di grande fascino, ma difficilissimo. Si chiama “Life before death” e consiste in una serie di ritratti molto speciali, scattati a malati terminali pochi giorni prima e poche ore dopo il decesso.

Accanto alle immagini una scarna, brevissima biografia tracciata da una giornalista, Beate Lakotta. Dice chi sono i soggetti ritratti, descrive i loro ultimi giorni, racconta come si sono avvicinate alla morte. Schels rompe, come dice lui stesso, l’ultimo tabù del nostro tempo: si occupa esplicitamente della fine della vita. Non lo fa in modo morboso, ma con delicatezza, rispetto ed eleganza. Lo sguardo del fotografo non è freddo ed estraneo, ma si intuisce una grande partecipazione emotiva, una singolare vicinanza umana.

I 26 soggetti degli scatti sono persone di ogni età: da una bimba di pochi mesi a un anziano signore ultra ottantenne. Schels e Lakotta li hanno trovati negli Hospice di Amburgo, le case di accoglienza per i malati terminali. Hanno aderito spontaneamente alla proposta. Le foto sono il frutto di un anno di lavoro, fatto prima di tutto di incontri di grande intensità.

Alle radici di questa particolare scelta del fotografo, che ha 79 anni, c’è una storia drammatica: quando era bambino assistette a un bombardamento a Monaco di Baviera, nel quale persero la vita moltissime persone. Da allora, forse, cova nel suo cuore il desiderio di esorcizzare la morte, di domarla, di darle forma attraverso l’arte e di trovarne il senso.

Sui volti delle persone ritratte da Schels scorrono stupore, dolore, rassegnazione, paura, pace: a volte sono sfumature appena accennate, che il suo obiettivo sensibile riesce tuttavia a catturare. Immagini in bianco e nero, in cui anche luci e ombre compongono un singolare alfabeto.

Schels confessa di aver iniziato il progetto con grande timore, e di averlo poi continuato come una missione. Con l’aiuto dei familiari ha scattato le foto post-mortem disponendo i corpi nella stessa posizione del primo scatto. Per chi guarda è spontaneo cercare nell’abbandono dei tratti del viso il viaggio dell’anima. Ognuno dei suoi volti svela una storia, un destino, un segreto.

Oltre 50 mila persone hanno visitato nel 2008 la prima esposizione di “Life before death” organizzata al Deutsches Hygiene-Museum di Dresda. Le foto, esposte a due a due, danno una forma inedita e spiazzante al mistero più grande con il quale l’uomo sia chiamato a misurarsi. Lo fanno in modo serio, pacato, così lontano dagli eccessi con i quali spesso la morte si affaccia nei servizi dei telegiornali. Così l’attenzione, il silenzio, l’ascolto prevalgono sulla paura. Non stupisce che le foto di Schels abbiano fatto il giro del mondo. Mostrano in modo autentico e severo la fragilità dell’uomo, in cui ognuno può rispecchiarsi e scoprire qualcosa di sé. In questo momento e fino al 26 aprile sono in mostra nella chiesa di don Bosco a Basilea (per saperne di più: http://www.noch-mal-leben-basel.ch ).

 

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1 commento

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    caterina marchesi on

    La fotografia ad un infermo più di tutti la “legge” , “sente” chi l’assiste !
    E allora, per i più lo sguardo può sembrare spento, smarrito ; per chi l’assiste , lo ha assistito “vede” lo sguardo rivolto all’oltre !
    Dipende dall’amore lo “scatto ” che fa vivere l’oltre nella vita in terra !

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