La bicicletta rossa: è dai sogni che nasce la speranza di cambiare

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Una bicicletta rossa. Di più, la bicicletta rossa, titolo dello spettacolo di Principio Attivo Teatro, terzo degli appuntamenti della rassegna In Necessità Virtù, rappresentato domenica 29 novembre al Teatro Qoelet di Redona. La bicicletta rossa è il sogno nel cassetto di Pino, fratello maggiore di Marta, unico personaggio dello spettacolo a parlare, eppure unico personaggio dello spettacolo a non comparire mai, o meglio, ad esserci sempre, ma soltanto nella pancia della madre Linda. È proprio Marta, però, ad informare lo spettatore sugli antefatti della vicenda e a raccontarne il presente: la sua famiglia, composta da Nonna Mennina, Mamma Linda, Papà Arturo e dal Fratello maggiore Pino, lavora per BanKomat, ricco imprenditore, nonché unico detentore di tutti i soldi della città. Le giornate dei protagonisti scorrono, tutte uguali e senza parole, nel noioso compito di riempire con una sorpresa, e poi chiuderli, gli ovetti di cioccolato di proprietà di BanKomat. La monotona quotidianità dei personaggi, scandita dall’alternarsi del giorno e della notte e dalla radio che trasmette soltanto informazioni di regime, viene interrotta dalla festa di compleanno di Pino. Papà Arturo, forte del sostegno della famiglia, rompe l’incessante e logorante ritmo del guadagnare soldi che subito vengono persi per pagare l’affitto e decide di comprare al figlio il tanto agognato regalo. Da qui inizia la trasformazione della famiglia che, da succube e incapace di reagire, segue l’idea geniale di Pino di riempire gli ovetti invece che con la sorpresa con la richiesta di una, anzi della bicicletta rossa. La notizia fa scalpore tanto da esser trasmessa in radio e anche Papà Arturo capisce che, se lui come tutti gli altri scalzi, cioè coloro che hanno perso scarpe e, per questo, dignità per un’inadempienza nei confronti di BanKomat, adotta la stessa strategia, può ribellarsi e recuperare la libertà. La bicicletta rossa è uno spettacolo per bambini e, senza dubbio, ha riscosso successo, considerate le risate del pubblico più giovane. La bicicletta rossa, invece, è un susseguirsi di spunti che interrogano e fanno interrogare il pubblico adulto. La bicicletta rossa è un sogno di bambino, eppure soltanto qualcosa che si desidera ardentemente è in grado di muovere gli animi verso la realizzazione di grandi sogni. La bicicletta rossa che, per aver contravvenuto la legge, porta Papà Arturo a perdere le scarpe, nonostante Pino sia disposto a perderla e consegnarla ad uno degli scagnozzi di BanKomat, consapevole che quello potrebbe essere l’unico tentativo per salvare il padre dall’umiliazione, diventa strumento di disincanto e, per questo, simbolo di cambiamento. Pino capisce di essere in parte responsabile della perdita delle scarpe e, quindi, della dignità del padre, ma è proprio questo fanciullesco tentativo di riscatto che smuove l’animo adulto a voler cambiare il presente. Arturo, che decide di riempire gli ovetti, invece che di sorprese, di messaggi contro Bankomat, lui che viene definito dalla voce narrante di Marta, come non troppo intelligente, lui che è quello meno considerato in famiglia, spezza la condizione, ormai accettata, di un futuro che non si può cambiare, potendo soltanto rimpiangere il passato, come Nonna Mennina fa rendendo omaggio alla foto del marito morto, ma ricominciando proprio là dove sembrava non ci sia più speranza. La bicicletta rossa è la critica costruttiva ad un mondo accettato senza senso critico, un mondo costruito sull’obbedienza dettata dalla paura, in cui il futuro è prestabilito e non si ha più nemmeno la libertà di guardare le stelle, un mondo in cui l’abitudine ha vinto la parola. La bicicletta rossa è la riscoperta di una speranza possibile che nasce dal disincanto, ma che prende forma nei sogni di un bambino.

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