Il boom del riuso: il 44% degli italiani vende o compra oggetti usati. La nuova sobrietà

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Vanni Codeluppi Professore ordinario in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università IULM di Milano, commenta i dati di una recente indagine Doxa che ha rilevato che il 44% degli italiani vende o compra oggetti usati, per un giro annuale di affari di 18 miliardi. «È in atto una nuova sobrietà dopo anni di scialo, dove il risparmio è diventato un valore. C’è un progressivo distacco dal modello consumistico tipico degli anni Ottanta. Quello per cui era necessario possedere la maggior quantità di beni. Oggi siamo in presenza di un consumatore che si è adeguato a una società che considera il risparmio, un valore». Se aumentano bancarelle e negozi specializzati di “usato sicuro”, ciò non è da attribuire alla mania del “vintage” che aveva contagiato gli italiani negli anni Ottanta o Novanta, né si tratta di una moda o di una tendenza figlia della lunga crisi economica. «Ritengo che la mentalità degli italiani stia cambiando da tempo. È in atto, infatti, da qualche anno una vera e propria rivoluzione culturale che ha progressivamente legittimato l’estetica del “non nuovo”. Ciò che non si presenta come luccicante e patinato», precisa Codeluppi, nato a Reggio Emilia nel 1958, tra l’altro Direttore di C3 (Centro internazionale di studi sulla comunicazione, la creatività e i consumi del Dipartimento di Comunicazione ed Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia), membro di CESCOCOM (Centro Studi Avanzati sul Consumo e la Comunicazione dell’Università di Bologna), i cui saggi tradotti in varie lingue sono usciti in Francia, Spagna, Inghilterra, Germania e Giappone.

Prof. Codeluppi, quali sono gli oggetti usati, maggiormente comprati e venduti?
«Il fenomeno è evidente soprattutto nel campo dell’abbigliamento, ma è trasversale e va dalle automobili ai libri».

Negli ultimi anni è avvenuto un vero e proprio cambiamento culturale nel nostro Paese, infatti, per Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, ora “l’uso vale più del possesso”. È anche per questo motivo che la nuova sobrietà riguarda anche i ceti più abbienti della nostra società?
«Certamente. Riguarda anche chi avrebbe la possibilità di consumare ben altro. Ma si tratta, come dicevo di un profondo cambiamento culturale. La cosa interessante è che riguarda i giovanissimi. È proprio presso i più giovani, infatti, che si trova la maggiore percentuale di acquirenti dell’usato».

Possiamo dire che il mercato dell’usato fatto di bancarelle e di negozi specializzati diventa una miniera green e agli oggetti viene regalata una seconda vita, meno costosa dal punto di vista ambientale?
«Sicuramente l’ambiente ne trae dei grandi benefici. E certamente c’è un grande bisogno di tutto ciò».

Secondo il Censis sono i giovani tra i 18 e i 34 anni a preferire l’usato (il 31,7% del totale). A che cosa è dovuto? «Probabilmente la loro abitudine a frequentare il Web li ha resi più disponibili. Il mondo digitale, infatti, è un mondo dove la proprietà conta sempre meno e tutto si condivide. Generalmente sono anche più sensibili al problema dell’ambiente, forse per il fatto di essersi formati in un’epoca come l’attuale in cui si presenta come un problema molto rilevante».

Qual è il ruolo di Internet in questo boom, del riuso nel nostro Paese?
«Internet facilita la conoscenza delle possibilità di accedere ai beni senza possederli, semplicemente condividendoli. Si pensi alle automobili. Ma soprattutto permette alle persone di avere un contatto diretto per scambiarsi gli oggetti e per acquistare oggetti usati».

La “Second Life” riguarda anche gli oggetti tecnologici considerato che secondo uno studio della società di consulenza Gartner, il mercato mondiale dei soli smartphone rigenerati crescerà fino a 120 milioni di unità, per un valore di 14 miliardi di dollari (di cui 5 tra Nord America ed Europa occidentale). Che cosa ne pensa?
«Che è un’ottima notizia. Gli apparecchi elettronici scartati, perché non più di moda, rappresentano una grave fonte di inquinamento dell’ambiente naturale».

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