Casnigo: “La gestione d’équipe ci fa sentire più nostro l’oratorio. Ci dividiamo i compiti e le responsabilità”

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L’oratorio di Casnigo è tra i tanti che stanno cercando nuove forme di gestione e di organizzazione, non potendo più affidarsi alla guida di un “don” specificatamente ad esso dedicato (dal 2000 al 2013 vi era don Fulvio Agazzi). Abbiamo incontrato l’équipe educativa che da febbraio di quest’anno ha preso in mano ufficialmente le redini della gestione dell’oratorio (il mandato dura cinque anni), anche se il loro lavoro è iniziato in realtà nel 2015, anno di preparazione. Sono Stefania, educatrice in una cooperativa sociale, Vilma, artigiana, Annunciata, infermiera, Zaveria, operaia tessile, Franco, tuttofare in una fabbrica e Gianpietro, impiegato. Non esiste un vero e proprio responsabile: la struttura non è piramidale ma orizzontale e ognuno di loro funge da referente per diversi ambiti; sono seguiti per un primo momento da un tutor dell’Ufficio Pastorale dell’Età Evolutiva, che ha il compito di sostenere e consolidare il percorso, affiancati da un seminarista (Manuel Valentini), mentre le decisioni più importanti vengono prese sotto la supervisione del parroco don Giuseppe Berardelli. Una proposta di azione nuova, ma che sembra funzionare bene, anche se non sono mancate le difficoltà iniziali: “E’ un modo di gestione più complicato – spiega l’équipe -: ribalta un po’ il modello e l’idea di oratorio, poiché la gestione dello stesso veniva sempre identificata nella figura del curato. Ora non vi è più una figura singola, ma un gruppo, per cui l’identificazione avviene in modo più lento, è difficile farsi riconoscere come punti di riferimento perchè si fa fatica ad accettare che un proprio pari possa essere una guida, seppur il mandato sia ufficializzato”. Tre di loro, Zaveria, Gianpietro e Annunciata, sono stati scelti dal curato precedente in quanto hanno partecipato al progetto educativo per l’inaugurazione del nuovo oratorio a fine 2012, mentre Stefania, Vilma e Franco sono stati scelti dal parroco Berardelli. Ognuno di loro in qualche modo era già coinvolto nelle attività dell’oratorio: “Il fatto di essere un organismo nominato dal parroco – prosegue l’équipe – è allo stesso tempo un punto di forza e un limite. Un limite perché se fossimo stati eletti il riconoscimento sarebbe stato automatico. Dall’altra parte è un modello che responsabilizza e fa sentire più nostro l’oratorio e il fatto di essere più persone garantisce più continuità e diversi punti di vista”. Intanto l’équipe educativa durante l’anno “preparatorio” si è occupata del Cre, scontrandosi con il fatto che il loro intervento fosse stato visto come un’ingerenza in un modello che funzionava benissimo e fossero poco legittimati e graditi, alla fine anche alla mediazione del seminarista la situazione è migliorata; della festa dell’oratorio; della gestione del bar e il relativo problema della mancanza di volontari. Tra le novità apportate, delle iniziative per coinvolgere di più le famiglie: “Durante il periodo dell’avvento, ogni domenica le famiglie potevano venire qui a pranzo: l’oratorio offriva il primo e le famiglie portavano il resto. Al pranzo insieme seguiva un momento di animazione. La stessa cosa è avvenuta durante la Quaresima, dove ogni domenica un gruppo di famiglie era coinvolta nel ritiro spirituale insieme ai ragazzi. Inoltre abbiamo cercato di cambiare lo stile con cui si lavora e cercato di coinvolgere di nuovo i giovani che negli ultimi anni, per una serie di motivi, avevamo perso per strada”. E concludono: “Vogliamo fare tornare l’idea di oratorio come punto di incontro, farlo riscoprire. Il nostro punto di forza consiste nell’essere una squadra. Siamo dei pionieri, è normale che il percorso non sia semplice: ma l’impegno e le potenzialità ci sono, siamo una squadra coesa e in sintonia”. Il futuro dell’oratorio riparte da persone “alla pari”, ma con tanta voglia di fare per migliorare la vita della comunità.

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