La comunità cristiana. Che cosa è? Un importante convegno a Sotto il Monte. Inizio il 19 luglio

1

Foto: la Chiesa di Longuelo

Un grande filosofo pagano, Plotino di Licopoli, descriveva l’innalzamento dell’anima individuale al livello divino come una «fuga del solo verso il solo»; e Jean-Jacques Rousseau, in epoca più recente, raccomandava ai suoi lettori di cercare «qualche asilo nascosto» in cui avrebbero avuto sollievo dalla tormentosa presenza dei propri simili.

STARE INSIEME DA CRISTIANI

Il cristianesimo, invece, richiama la necessità di unirsi spiritualmente agli altri – andando al di là delle affinità e simpatie istintive – per poter pregare il Padre di tutti. Ma come va applicato oggi questo principio? Alla base della comunità cristiana è un «sapere» (l’adesione a una medesima dottrina) o un «fare» (l’osservanza dei precetti, le opere di carità)?  È sufficiente a unire i discepoli di Gesù un reciproco «amore fusionale», oppure occorre che essi si confrontino con i testi della Bibbia, resistendo alla tentazione di addolcirli o di usarli come puntelli per le proprie certezze?  Avrà per tema Stare insieme da cristiani. La parrocchia per una fraternità evangelica il convegno in programma nei pomeriggi e serate da martedì 19 a giovedì 21 luglio, con inizio alle 17 e 30, presso la Sala civica di Sotto il Monte Giovanni XXIII. A organizzarlo, proseguendo una tradizione di incontri estivi avviata a suo tempo dall’allora parroco di Redona don Sergio Colombo (1942-2013), è un gruppo di preti e laici della diocesi di Bergamo impegnato nello studio del magistero del Concilio Vaticano II, ma pure nel tentativo di immaginare quale possa essere il ruolo della Chiesa (e delle Chiese locali) in una stagione culturale nuova. «In questi anni – affermano i promotori dell’iniziativa – le nostre comunità sono diventate una piccola parte della società. Per molti cristiani questo diventare più piccoli è motivo di inquietudine e di abbattimento. Tuttavia, l’uscita da una condizione di “egemonia” ci pare un segno dei tempi, utile per ritrovare le ragioni profonde della missione ecclesiale e le forme pratiche in cui esercitarla nel mondo attuale. Come costruire oggi una comunità cristiana? E per fare che cosa?».

Suor Carla Lavelli è preside della scuola media “Maria Regina” di Bergamo; orsolina di Somasca, prende parte da un paio di anni al gruppo di studio sul Vaticano II che periodicamente si riunisce nella parrocchia di Redona. “Io trovo soprattutto due motivi di interesse, nell’attività di questo gruppo – spiega -: il primo consiste nel suo metodo, all’insegna di un pensiero condiviso, per cui insieme si è impegnati nella ricerca di nuove possibilità, di nuove forme per la testimonianza cristiana. Il secondo punto consiste nella volontà di riprendere e attualizzare l’insegnamento del Concilio, cercando di intravedere quali scelte pastorali ne potrebbero derivare oggi”.  I convegni del mese di luglio, in cui vengono condivisi in modo più ampio i risultati di un lavoro condotto nei mesi precedenti, non si prefiggono di apportare spunti “rivoluzionari”, ma vorrebbero offrire un piccolo contributo di idee all’intera diocesi: “Talvolta, tra noi religiosi e nelle parrocchie prevale un atteggiamento “attivistico” – dice ancora suor Carla Lavelli -: si fanno molte cose, spesso apprezzabili, ma a scapito di una riflessione critica, che è vista come un lusso o addirittura come un fastidio. Noi invece riteniamo che ci si debba fermare a considerare la situazione attuale della società civile e della Chiesa, se si vuole che la proposta cristiana torni a essere affascinante per gli uomini e le donne del nostro tempo”.

GLI IMPORTANTI APPORTI ESTERNI

Da parte sua don Lino Casati, vicario interparrocchiale per Bergamo Alta e delegato vescovile per la formazione del clero, ricorda come il gruppo di Redona in epoca recente abbia goduto del sostegno fraterno del teologo francese Christoph Theobald e del vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla: “Questo appoggio dall’esterno ci ha consentito di ampliare la nostra visione della questioni affrontate. Il gesuita Theobald è uno dei maggiori conoscitori dei documenti del Concilio Vaticano II, mentre monsignor Brambilla, come teologo e come pastore, ha sempre sottolineato l’importanza di un ‘cristianesimo parrocchiale’, capace di incontrare le concrete situazioni di vita delle persone”.

PAPA FRANCESCO, UN CICLISTA IN FUGA

Circa la situazione attuale della Chiesa – osserviamo -, o la percezione che si ha del suo ruolo, i sondaggi demoscopici indicano una strana divaricazione: vi è un larghissimo apprezzamento per i gesti e le parole di Papa Francesco, che però assomiglia a un ciclista in fuga dal gruppo, poiché il consenso per istituzione-Chiesa in generale è in calo.

“Francesco – risponde don Casati – ha insistito a più riprese, molto esplicitamente, sulla necessità di una riforma della comunità ecclesiale, che la metta nella condizione di annunciare più efficacemente il Vangelo. Lucidamente, il Papa vede in questa riforma il solo possibile rimedio contro un senso di sfiducia, di stanchezza diffuso anche presso i credenti. Da un punto di vista sociologico, nell’attuale fase storica si tende a concedere poco credito a tutte le grandi istituzioni, non solo alla Chiesa: il momento ‘carismatico’ viene anteposto e contrapposto a quello strutturale-organizzativo.  Peraltro, è difficile immaginare che la testimonianza cristiana possa completamente fare a meno della dimensione istituzionale: si tratta, appunto, di adeguare le strutture al compito, perché siano conformi allo stile evangelico della fraternità”.

IL CASO DI BERGAMO

Claudio Salvetti, già docente di Religione e padre di una famiglia numerosa (ai figli naturali si aggiungono dei ragazzi in affido), presenterà al convegno di Sotto il Monte una relazione dal titolo La riforma pastorale nella chiesa locale: il caso di Bergamo. “Il Concilio Vaticano II – egli spiega – si è concluso nel 1965. Nonostante la distanza temporale, noi stiamo ancora prendendo coscienza del significato di quell’assise. Si potrebbe anzi dire che i quattro decenni successivi al Concilio siano stati un lungo tirocinio, non ancora terminato, mediante il quale si è tentato di costituire una nuova figura della Chiesa e del cattolicesimo”. Secondo Claudio Salvetti, “durante il cammino è parso gradualmente prevalere uno stile fin troppo prudente, di ripiegamento, per il timore di venir meno al principio della continuità con la precedente tradizione ecclesiale. Perlopiù, non si è affrontata la grande questione teologica e pastorale molte volte richiamata da don Sergio Colombo, quella del rapporto tra la cristologia e l’antropologia, tra la rivelazione di Dio e le condizioni effettive di vita degli esseri umani, in un’epoca che si è soliti definire ‘postmoderna’. Rimane ancora inevaso (e perciò da riprendere) il compito di indagare questo rapporto e di definire le linee di una pratica pastorale che renda le comunità cristiane davvero credibili, agli occhi degli uomini di oggi”.

IL CONVEGNO

Il convegno Stare insieme da cristiani. La parrocchia per una fraternità evangelica comprenderà anche momenti di preghiera e, nella serata di mercoledì, una lettura scenica a cura di Giovanni Locatelli, con il titolo Sussurri e grida. Il rinnovamento pastorale a Bergamo attraverso voci e documenti d’epoca (1970-1990); il programma completo può essere scaricato cliccando qui. Ricordiamo che per prendere parte ai lavori è richiesta un’iscrizione mediante e-mail (info@ilconciliooggi-bergamo.it) o telefonando al numero 035.341545. Per la partecipazione, la consegna degli atti e la cena fredda delle tre serate si chiede un contributo di 45 euro.

Cliccando qui sotto, si possono scaricare i testi in PDF di alcune relazioni delle edizioni degli scorsi anni:

2013 – Il Concilio e i laici nella Chiesa – Prima relazioneTerza relazione

2014 – Il Concilio e il prete nella Chiesa – Prima relazioneTerza relazione 

2015 – Le donne e la Chiesa – Prima relazione – Terza relazione

Share.

1 commento

  1. silvana messori on

    Rieccoci, come ogni anno da moltissime estati fa, in pausa estiva delle “parrocchie”… don Sergio, non può che riaffiorare nelle menti di coloro che Lo hanno seguito nel percorso tracciato, e che insieme, si è voluto aprire una “via” di approfondimenti lasciando che ognuno avesse dopo gli incontri, un proprio punto di domanda. Molti dei componenti gruppo promotore si sono aggiunti, e questa da motivo di pensare che dai “pochi”… un seme… è stato buttato: Terra molto arida e dura si ha trovato… ma che la speranza non ha mai fatto venire meno la volontà di proseguire nel faticoso cammino e sempre in salita che ha portato ai giorni nostri. Guidare il nostro procedere, come d.Sergio spesso comunicava.., guardare l’oggi senza vivere sugli antichi allori, con sguardo “critico” e consapevole del tempo che stiamo vivendo. Vivere da cristiani?…. Oggi più che mai la domanda è tosta… Un caro saluto a Giovanni Locatelli che ha sempre dato un valido contributo(estetico e di voce) affinché ci potessimo trovare come in una grande casa accogliente e piena di Luce! ciao e grazie di cuore per il proseguo di cammino.

Lascia un commento