Il viaggio di Affinati sulle strade di don Lorenzo Milani: “L’uomo del futuro”

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Foto: don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana

Nelle prime pagine di “L’uomo del futuro” (Mondadori 2016, pp. 189, 18 euro) di Eraldo Affinati, l’autore spiega come ha costruito il volume, finalista al Premio Strega 2016, che racconta la storia di Don Milani incrociandola con la sua esperienza d’insegnante. “Dieci capitoli composti in seconda persona, a partire dai luoghi più rappresentativi della sua esistenza, intervallati da altrettante risonanze recuperate dai miei diari di viaggio intorno al mondo”.

ALLA RICERCA DEGLI EREDI DI BARBIANA

Viaggiando in quattro continenti Africa, Europa, America e Asia, Affinati è andato sulle tracce, trovandoli, degli eredi del priore di Barbiana, ha ascoltato gli allievi di allora ed è tornato nei luoghi che videro la breve ma operosa esistenza di don Lorenzo Milani, la cui vita è stata definita da Davide Maria Turoldo “singolare, irripetibile, misteriosa, fulminante”.

Se Eraldo, anche lui maestro come Lorenzo, decide di scrivere ancora un libro su questa figura controversa della Chiesa negli anni Cinquanta e Sessanta, dopo tutto quello che è stato detto su comizi, conferenze, polemiche e scritto su fiumi di articoli e libri, è anche perché dentro se stesso sente di essere affine a Milani, con la sua ansia “di agire in fretta” per “non lasciarsi irretire dall’indecisione”.

DON MILANI E LE RADICI DELLA SUA SINGOLARE VICENDA

Questo ragazzo della buona borghesia italiana, scomparso nel 1967 quando Affinati frequentava le scuole medie, era nato a Firenze il 27 maggio 1923 da una famiglia ricca dalla grande radice culturale. Albano Milani, padre di Lorenzo, ateo, un chimico con la passione per la letteratura, possedeva un patrimonio immobiliare non indifferente, oltre alla “elegante e distinta palazzina” vicino a Santa Croce, era proprietario di una tenuta con vasti terreni nella campagna di Montespertoli e di una villa sul mare a Castiglioncello. Alice Weiss, madre di Lorenzo, la persona più importante nella vita del priore, proveniva da una famiglia di ebrei boemi che si erano trasferiti a Trieste per ragioni commerciali.

Per comprendere l’autore di “Lettere a una professoressa”, apparso in libreria circa un mese prima del suo decesso, occorre parlare dei posti che segnarono il suo destino, perché per Lorenzo non fu affatto facile scrollarsi di dosso “il mantello prezioso” del suo retaggio. Ecco dunque Affinati percorrere le strade fiorentine e la via che diede i natali a Lorenzo, via Principe Eugenio 9, oggi diventata via Antonio Gramsci 25, a pochi passi da San Frediano quartiere popolare descritto da Vasco Pratolini in uno dei suoi romanzi più belli, “Il quartiere”, appunto. Quindi Barbiana, intesa come Sorella Povertà, stava dietro l’angolo di casa, anche se tutti facevano finta di non vederla. La famiglia si trasferì nel 1930 a causa della crisi economica a Milano, che resterà sempre un polo importante per don Milani, soprattutto per i legami sociali che riuscì a utilizzare in favore dei più poveri. La tenuta La Gigliola, appena fuori Montespertoli a poche decine di chilometri da Firenze, è stata venduta dopo la morte di Lorenzo e diventata un agriturismo di lusso. I Milani dopo l’avvento del nazismo in Germania, nel giugno del 1933 in una chiesetta a cinquecento metri dalla tenuta fecero battezzare i tre figli. A La Gigliola c’era la fornita libreria paterna e in quelle stanze Lorenzo, giovane studente all’Accademia di Brera, comunicò ai suoi genitori l’intenzione di farsi prete. Castiglioncello, Villa il Ginepro in via della Torre 43 dove i pini marittimi sono tutti uguali e il mare batte sulla scogliera. Eppure dietro la facciata dorata “il retroterra castiglioncese era il regno della pellagra, del paludismo, della tubercolosi”. A San Donato di Calenzano, sui poggi dell’Appennino toscano nell’ottobre del 1947, giovane educatore dopo quattro anni di seminario a Cestello in Oltrarno dove Lorenzo si era scontrato con la mentalità della Chiesa e della curia. Nel piccolo mondo di Calenzano, don Lorenzo compì una rivoluzione, accendendo una scintilla nei suoi allievi.

BARBIANA E I “TRUCIOLI DI UTOPIE”

Infine a Barbiana, dove ci sono andati tutti, diventata negli anni luogo di culto, dove è celata la promessa purtroppo spesso non mantenuta di un’altra Italia. Barbiana, minuscola e sperduta frazione di montagna nel Mugello dove don Milani iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno rivolto alle classi popolari, dove, tra le altre cose, sperimentò il metodo della scrittura collettiva in un’aula piccola andando a cercarsi gli allievi nelle spelonche dove abitavano. “Trucioli di utopie che appassionarono più di una generazione: “I care”. Lorenzo Milani, maestro, scrittore, politico, educatore, “prete che credeva in Gesù Cristo e pensava che un giorno, chissà quando, chissà come, tutti risorgeremo”, muore ancora giovane, a causa di un linfogranuloma, nella casa della madre a Firenze, il 26 giugno 1967.

Un testo attualissimo, sorprendente. Affinati sottolinea come colpisca con singolare acutezza ciò che don Milani aveva compreso già quasi sessant’anni fa e che oggi Papa Francesco dichiara apertamente: la Chiesa deve innovare il suo linguaggio. “Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. Ti toccherà trovarlo per forza, perché non si può far scuola senza una fede sicura”.

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