Scommetto sui giovani. Riflessioni a posteriori sugli assassini del parroco francese e sui giovani di Cracovia

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QUALE FUTURO?

Centinaia di migliaia di giovani (non so perché i media continuano a sottacere che sono ben oltre un milione) sono passati a Cracovia, in Polonia, per vivere insieme la festa della fede, la gioia di essere con Cristo nella Chiesa e danno a chi ha occhi buoni un’idea tutt’altro che autunnale della fede cristiana.

Negli stessi giorni però, a St.-Étienne-du-Souvray, nella laicissima Francia, un gruppo di giovanissimi fanatici entra in una chiesa semideserta, e sgozza un vecchio prete, padre Jacques Hamel, che sta terminando la Messa insieme ad uno sparuto gruppo di pensionati sopravvissuti al gelo della scristianizzazione di quella Francia che fu già famosa come “la figlia primogenita della Chiesa”.

Da Cracovia e da St.-Étienne sorge una domanda: Quale sarà il futuro? Di chi sarà?

SCOMMETTIAMO

Io scommetto per i giovani di Cracovia e per quelli come loro che a Cracovia non son potuti andare.

E scommetto per diversi motivi. La promessa di Gesù, innanzi tutto: il famoso “non prevarranno!” che in oltre 2000 anni non ha ancora avuto smentita. Poi, il fatto che i giovani di Cracovia hanno la fede e si sa che, secondo Isaia, chi ha fede ha stabilità. In tutti e due i Testamenti (l’antico e il nuovo) è assicurato pure che “i giusti sono vivi per la loro fede”, soprattutto quando si tratta di una fede gioiosa, che, al dire di Gesù, ha la forza di trasportare le montagne.

Ma, senza che sembri un controsenso, io scommetto per quelli di Cracovia anche pensando al prete ultraottantenne massacrato nella sua chiesa vuota in un contesto di quasi totale scristianizzazione. In quell’uomo (nelle poche foto che si son viste, nelle scarne cose raccontate di lui da quelli che l’han conosciuto, dalle cose scritte da lui sul suo bollettino parrocchiale per i pochi fedeli rimastigli, in vista di queste ferie estive) si sente che è un uomo vecchio, ma tutt’altro che incartapecorito, un uomo anzi con un cuore rimasto ben giovane.

I preti più anziani, che sono stati ordinati prima della riforma liturgica voluta dal Concilio, all’inizio della Messa, ai piedi dell’altare, dicevano: “Salirò all’altare di Dio, a Dio che allieta la mia giovinezza”. È talmente bella questa espressione salmica, che molti di loro continuano anche oggi a pregarla avviandosi a celebrare la Messa. Amo pensare che P. Jacques quella mattina sia salito all’altare, nonostante la chiesa desolatamente deserta, con il suo cuore rimasto giovane, spalancato all’incontro con il Signore della sua giovinezza.

ATTENZIONE

L’unica preoccupazione a questo punto è quella richiamata da Gesù e che i “buoni maestri” dovranno ripetere su tutti i toni e in tutti i modi ai giovani di Cracovia e di tutto il mondo: “Non temete quelli che uccidono il corpo; temete piuttosto quelli che uccidono l’anima“.

E quelli che attentano all’anima dei giovani sono molto più numerosi, più subdoli e quindi assai più pericolosi dei killers più sanguinari.

Papa Francesco non si stanca di ripeterlo. Non perde occasione. E il vecchio padre Jacques, così giovane nel suo martirio, gli dà ragione.

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