Fantozzi è morto

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“Il personaggio è un’iperbole vivente, un eccesso, in cui l’umanità del personaggio è sopraffatta dalle immani disgrazie da cui viene investito e a cui non reagisce minimamente. La mediocrità con la quale viene descritto il personaggio, che con il tempo diventa l’emblema dell’uomo sopraffatto, sfocia inevitabilmente in una rappresentazione delle sue volgarità, intese come essenza animale: rutti, turpiloquio, atteggiamenti negativi (come il servilismo), che lo rendono comico e allo stesso tempo tragico. Un’altra caratteristica è quella di doversi sottomettere a tutti e di scusarsi continuamente. Il comune denominatore di tutte le vicende vissute da lui è la totale inerzia innanzi al destino, l’impossibilità di poter controvertere la sorte avversa”. Così Wikipedia. Il personaggio in questione è Fantozzi

È morto Paolo Villaggio, a Roma. Aveva 84 anni. Abbiamo l’impressione che è morto anche il “suo” Fantozzi, oltre che il “suo” Fracchia. Ma se è morto Fantozzi siamo morti un po’ tutti. Soprattutto con l’Italia degli ultimi tempi, l’Italia della crisi, i Fantozzi sono aumentati. Il personaggio, aveva affermato recentemente Paolo Villaggio, è arrivato a rappresentare il 99 per cento degli italiani. Dunque se è morto Paolo Villaggio, è morto Fantozzi e, di conseguenza, siamo morti un po’ tutti.

Non ci vuole molta fantasia, infatti, per riconoscere che, in fondo a ogni italiano (ma solo gli italiani?) sonnecchia un po’ di Fantozzi: mediocre, uomo sopraffatto, volgare anche per reazione e per affermare se stesso, eternamente sottomesso. E proprio perché sottomesso, Fantozzi non riuscirà mai a combinare qualcosa contro il destino. Non riesce a reagire al datore di lavoro, alla moglie, alla figlia. Figurarsi di fronte al destino.

Semmai, oggi, giorno della scomparsa di Paolo Villaggio, Fantozzi ha qualche ragione per giustificare la sua eterna propensione all’inerzia. L’evento più irreparabile di ogni destino umano è la morte. Fantozzi può essere tranquillamente Fantozzi di fronte alla morte, semplicemente perché non c’è nulla da fare. Arrivato a questo punto Fantozzi non è più personaggio ridicolo ma solo tragico. E la morte lo rende in tutto simile a tutti, proprio in tutto e proprio a tutti.

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