Y come Young’s. Un progetto fatto dai giovani per i giovani di Bergamo: ecco i volti e le storie

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Y come Young’s. Un progetto fatto da giovani e per i giovani. Ogni mese come approfondimento a corredo delle pagine pubblicate su L’Eco di Bergamo (le prime sono sull’edizione del 4 gennaio, vi invitiamo a leggerle) offriremo uno sguardo sulla vita dei giovani di Bergamo. Partiamo da una prospettiva particolare, quella del progetto “Young’s”, sostenuto dalla diocesi di Bergamo e da un’equipe dell’Università di Bergamo. È un’iniziativa che si propone di andare là dove i giovani vivono e si incontrano, parlare con loro, ascoltarli. Un’attenzione speciale che si manifesta già nel logo del progetto con le due Y rovesciate di Young’s. Il sottotitolo è “All young need is” tutto ciò di cui i giovani hanno bisogno, “ma – spiega Silvia Togni, della commissione promotrice del progetto – noi lo intendiamo anche come un modo per dire che tutte le storie dei giovani ci interessano”. Gli articoli che pubblichiamo danno conto già dei primi frutti di questa iniziativa: dai racconti raccolti dai volontari del camper, in giro per le strade della provincia, stanno emergendo tanti aspetti della società contemporanea e in particolare del mondo giovanile. Si parla di tutto: dal modo di vivere il tempo libero alle esperienze affettive e di lavoro. Ci sono già alcuni assaggi pubblicati nel sito www.beyoungs.it.
Queste storie vanno ad alimentare la “parte scientifica” del progetto Young’s di ascolto dei giovani nella Diocesi di Bergamo – Anno Pastorale 2017/18 : una ricerca-azione condotta dall’Ufficio Pastorale per l’Età Evolutiva (Upee) con la supervisione dell’Università di Bergamo. La ricerca consiste in una serie di interviste rivolte a tutti i giovani tra i 19 e i 30 anni, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa. Le tematiche affrontate nelle interviste riguardano il lavoro, la casa, gli affetti e la fede. L’obiettivo è quello di costruire un osservatorio speciale per raccontare una generazione in tutta la sua complessità, senza banalizzarla.
La commissione promotrice, tutta composta da giovani, si spende in prima persona lavorando sul territorio: “Non c’è la paura di sentire verità scomode – raccontano i giovani volontari – e non c’è neanche la pretesa di avere la verità in tasca. Solo la voglia di capire, di ascoltare, di mettersi insieme in cammino per scoprire chi siamo e come, ogni giorno, attiviamo strategie nuove per abitare la complessa quotidianità dell’unico mondo che conosciamo».
I giovani della commissione che operano anche sul camper hanno un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, sono quindi coetanei degli “intervistati” che vanno ad incontrare, e hanno lo stesso retroterra: studiano o lavorano, abitano da soli o in famiglia (quella di origine o quella che ci siamo costruiti), credono in Dio oppure no, si divertono, vanno alle mostre, ai concerti, in discoteca, fanno volontariato e sport. Nel video di Veronica Cuni incontriamo una di loro, Silvia Togni, che racconta il significato del logo del progetto.

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