Verdellino-Zingonia: “L’unità pastorale ha abbattuto un muro”. La parola d’ordine è “accoglienza”

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Verdellino e Zingonia sono due parrocchie “di frontiera”, in cui l’accoglienza non è mai un pensiero astratto, ma diventa per necessità uno stile di vita, una pratica quotidiana. Anche la creazione dell’unità pastorale, avviata nel 2013, è stata un “allenamento”: ha messo insieme, infatti, due comunità molto diverse; più tradizionale quella di Verdellino, più composita Zingonia, perché da più tempo territorio d’immigrazione.
“Queste due parrocchie, seppure vicine – racconta Hermes Scarpellini, lettore e membro dell’equipe pastorale – hanno sempre condotto vite separate, sia nella vita comunitaria sia in quella sociale e amministrativa. La creazione dell’unità pastorale ha abbattuto un muro. Ora c’è una forte collaborazione e un rapporto di interscambio anche per la partecipazione alle Messe: ognuno sceglie a seconda degli orari, delle opportunità che vengono offerte, non più in base alla divisione territoriale”. Si è innescato un processo che nel tempo si è allargato anche ad ambiti diversi da quelli religiosi: “C’è una maggiore integrazione anche a livello sociale – sottolinea Hermes -. Sono aumentate le occasioni d’incontro e di conoscenza, quindi anche le possibilità di collaborazione in ambiti diversi. L’unità pastorale quindi ha contribuito anche a migliorare la vita del paese, ha favorito la nascita di nuove relazioni”. Questo comunque non significa che manchino le difficoltà: “Ognuno tiene alla propria indipendenza – prosegue Hermes – e ci sono sempre piccoli campanilismi, ma cerchiamo di superarli”.

Sono tante le iniziative e i progetti di collaborazione a cui l’unità pastorale partecipa attivamente, come spiega don Marco Tasca, parroco e moderatore dell’unità pastorale: «Abbiamo 32 convenzioni e protocolli d’intesa. A ognuno corrisponde un progetto condotto in collaborazione con le scuole del territorio, l’amministrazione comunale, il tavolo della comunità, e le iniziative crescono continuamente».

Molti si sentono “insultati” dall’insistenza che la cronaca ha posto su quelle “famigerate” torri, al confine con Ciserano, che ora aspettano la demolizione, perché mettono in ombra tutto il resto, tutto ciò che c’è di buono, e qui è davvero molto. Basta passeggiare per le vie del paese, entrare nel cortile dell’oratorio, per rendersene conto.

Verdellino conta circa settemila abitanti. Zingonia è all’incrocio di cinque comuni, tocca anche Verdello, Ciserano, Boltiere e Osio Sotto. Gli italiani in generale e i cattolici in particolare sono in calo: i battesimi dieci anni fa erano una quarantina all’anno in ognuna delle due parrocchie, nel 2017 sono stati 18 fra tutte e due. E nelle scuole dell’infanzia (sul territorio ce ne sono tre, due comunali e una parrocchiale) il 60 per cento dei bambini ha genitori di origine straniera. Sul territorio convivono una sessantina di nazionalità diverse.

Fanno riferimento all’unità pastorale in tutto circa diecimila persone. I preti sono tre: accanto a don Marco Tasca ci sono don Lorenzo Cenati, che abita a Zingonia e don Francesco Sanfilippo. «Dall’anno scorso, quando è arrivato don Lorenzo, abbiamo cambiato un po’ la divisione degli incarichi – chiarisce don Marco -: entrambi i curati si spostano su tutte e due le parrocchie: don Lorenzo si occupa dell’iniziazione cristiana, fino alla quinta elementare, e don Francesco dei ragazzi delle medie, adolescenti e giovani. Alla fine entrambe le parrocchie, quindi, possono contare sulla presenza di tre preti».

La parrocchia di Zingonia è sorta nel 1968, e i fedeli di allora oggi sono anziani. «È una comunità – chiarisce don Marco – cresciuta con grande slancio missionario, nella quale, proprio per la presenza di gente di diverse provenienze, c’è uno spiccato senso di accoglienza e in generale una mentalità molto aperta».

L’integrazione con la comunità di Verdellino, sulla quale insiste la maggior parte delle strutture parrocchiali, è avvenuta lentamente: «Abbiamo tenuto conto della fisionomia e dei bisogni del territorio per integrare le risorse e migliorare l’organizzazione».   Il risultato di questo percorso è anche una maggiore apertura al territorio: «Collaboriamo con associazioni e gruppi della zona in diversi progetti sociali e di rivalutazione del territorio, perché non ci sono solo le torri, ci sono anche bei quartieri residenziali, ci sono tante persone generose e impegnate e realtà molto belle». La parrocchia si occupa anche della cappellania del Policlinico di Zingonia, formata da un gruppo misto di sacerdoti, laici e religiosi. Tra gli immigrati ci sono cattolici presenti e attivi nelle comunità: «I nostri aiuto-sagristi vengono dal Togo e dall’India». A volte, comunque, nella comunità entrano anche “gli altri”, i non cattolici, anche solo per condividere qualche momento di gioco all’oratorio, le attività sportive, oppure i giorni di festa. Su questo territorio si trovano luoghi di culto di altre religioni, come la moschea nelle Torri: «La convivenza è pacifica, ci sono contatti rispettosi e amichevoli, anche se non frequenti». Continuano a esserci differenze significative tra Verdellino e Zingonia, di cui occorre tenere conto: «Bisogna agire con equilibrio, attenzione e buon senso». L’équipe pastorale ha un ruolo importante, ed è sempre in evoluzione: «Ci stiamo impegnando per ampliare la partecipazione, anche se non è semplice. Spesso i laici attivi in parrocchia ricoprono diversi incarichi e aggiungerne altri è faticoso». Il confronto impegna a riflettere, a mettersi in gioco: «A Zingonia – racconta Paola, infermiera e catechista – c’è un pot-pourri di persone, bisogna fare i conti con tanti modi di pensare e di vivere differenti. I gruppi di catechisti e volontari si sono amalgamati, hanno imparato a conoscersi, rispettarsi, dialogare. Certo, siamo in pochi e abbiamo sempre molti ruoli da ricoprire. I catechisti sono un centinaio. Finora forse il lavoro più riuscito è stato quello di amalgamare i gruppi di catechisti e volontari, due nuclei importanti della comunità, che hanno imparato a confrontarsi e a lavorare insieme». Casualmente il confine tra le due parrocchie è proprio sulla via dedicata a Papa Giovanni, il quale diceva “Guardiamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide”: «Abbiamo scelto una logica di inclusione – conclude don Marco -. È più faticoso, ma permette di arricchire i rapporti umani e fa crescere la comunità».

 

 

 

Foto e video servizio di ©Gian Vittorio Frau

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