La vedova e il suo piccolo obolo. Spesso ciò che conta è ciò che non si vede

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In quel tempo, Gesù, seduto di fronte al tesoro [nel tempio], osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo (vedi Vangelo di Marco 12, 38-44).

Per leggere i testi liturgici di domenica 11 novembre, trentaduesima domenica del Tempo Ordinario “B”, clicca qui.

Gli scribi, esibizionisti

Gesù ha appena attaccato gli scribi: sono quelli che oggi definiremmo “uomini di cultura”. Sono gli studiosi della bibbia: la conoscono a fondo e la insegnano. Ma sono anche un gruppo sociale che presenta alcune particolari caratteristiche. Amano apparire, nelle piazze, nelle sinagoghe, nei banchetti. Godono nell’essere salutati dalla gente. Anche per questo vestono in maniera vistosa. Ma, a fronte di questa esibizione pubblica, sta un comportamento morale riprovevole: Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere.

La vedova dimessa, la sua piccola offerta

La condanna del comportamento verso le vedove introduce al brano del vangelo di questa domenica. È una scenetta che si svolge nel tempio. Il grande tempio di Gerusalemme conteneva alcuni cortili, uno dei quali era chiamato “delle donne”. Sulla parete interna di questo cortile erano disposte tredici cassette metalliche nelle quali i fedeli gettavano le loro offerte. Era il cosiddetto “Gazofilacio”, parola composta da “gaza”, voce di origine persiana che significa “tesoro”, e fulàkion, termine, questo, di origine greca che significa “custodia”: dunque il luogo in cui veniva custodito il tesoro del tempio. Ora molte persone ricche gettano molte monete. Sono tutte metalliche e non è difficile immaginare come le molte monete dei ricchi tintinnassero molto.

Arriva una vedova. La vedova è una delle rappresentanti più tipiche dei poveri ai tempi di Gesù: senza padre e senza marito, priva di qualsiasi sostegno era condannata alla miseria. La vedova fa anche lei la sua offerta, ma è una offerta da poveri: due spiccioli, due lepta in greco, che hanno il valore di “un soldo”, precisa Marco. Tecnicamente il soldo si chiama “quadrante”. Quattro quadranti fanno un asse, quattro assi fanno un sesterzio, quattro sesterzi fanno un denaro che è la paga di una giornata di lavoro di un operaio. Dunque per capire quanto dà la vedova si deve prendere la paga di una giornata, dividerla due volte per quattro. Si prende una di queste ulteriori quattro parti, la si divide per due e si ottiene un lepton. La vedova dà due lepton. Da notare: avrebbe potuto trattenere uno dei due lepta e invece li dà tutti e due.

Questo è ciò che Gesù e i suoi amici vedono. Gesù commenta facendo un paragone. I ricchi hanno dato il loro superfluo, la vedova ha dato tutto quello che aveva. Il testo greco dice, alla lettera, che la vedova ha dato “tutta la sua vita”. Il molto dei ricchi contrasta fortemente con il “tutto” della vedova.

Si vede bene soltanto col cuore

Il dono più facile è quello delle cose che si hanno, dei denari che si possiedono. Facile poi soprattutto quando si hanno molte cose e si possiedono molti denari. Anche se mi privo di poco rispetto al molto che ho, quel poco appare molto. Ora Gesù sposta lo sguardo da ciò che si vede a ciò che si è: dagli occhi al cuore, si potrebbe dire. Allora tutto cambia, si rovescia, anzi, nel suo contrario: chi ha dato poco ha dato tutto, chi ha dato molto ha dato pochissimo.

Noi, popolo dei selphie, così facili a compiacerci, fatichiamo a vedere gli altri, soprattutto a indovinare le loro angustie segrete. A quel punto gli occhi non bastano più, ci vuole un altro punto di vista. Ce lo ricordiamo, il passaggio famoso del Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry?

Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.

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