Alcuni seminaristi dicono un “sì”. Il primo, in attesa di altri

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Foto: Il gruppo di Telgate all’ammissione di Lorenzo

Sei seminaristi “candidati agli ordini” sacri

Venerdì 17 maggio, Chiesa Ipogea del Seminario di Bergamo. Sono con alcuni parrocchiani e qualche giovane di Telgate. Siamo in attesa. C’è emozione. Sta per iniziare una liturgia tanto semplice quanto importantissima per la nostra Chiesa: una veglia di preghiera nella quale sette seminaristi, di cui sei della nostra diocesi, saranno ammessi tra i candidati agli ordini sacri del diaconato e del presbiterato.

Tra loro c’è Lorenzo, un giovane della nostra comunità di Telgate. Dei sette ne conosco bene anche altri due: Simone, della parrocchia di Chiuduno, che ricordo adolescente quando nell’ormai lontano 2006 ero seminarista in quella comunità (confinante con le mie attuali due parrocchie) e mi preparavo a mia volta all’Ammissione agli Ordini, e Carmine, seminarista della diocesi pugliese di Oria ma studente presso il nostro Seminario. Lo conosco perché la parrocchia dove risiede quando non è in città alta o nella parrocchia di servizio, il suo punto di riferimento è la mia parrocchia nativa di Santa Caterina.

“Che cosa può fare adesso?”

Non intendo qui soffermarmi sulla bellezza e la profondità di quel momento di Chiesa, ma proporre una piccola riflessione alla luce delle semplici domande che la mia gente mi ha posto in parrocchia su Lorenzo e i suoi compagni. “Don, fammi capire.. lui adesso cosa diventa? E cosa può fare? Dobbiamo chiamarlo “don”? Legge il Vangelo a Messa? O può solo mettere la veste talare nera? Mamma come gli sta bene! Fa proprio per lui!”.

Sono domande splendide. Sorrido soddisfatto di fronte alla sana curiosità che traduce vicinanza e simpatia sincera nei confronti di Lorenzo e della sua famiglia. Mi lascio provocare da questo desiderio di comprendere bene cosa sia accaduto.

Si impegnano ad impegnarsi

Inizio riordinando un po’ le idee: “Calma calma, non diventa nulla per ora. Viene ammesso tra coloro che si preparano a diventare diaconi e preti: ci vorrà ancora qualche anno. Non so quanti, perché il cammino di ciascuno è concordato con i formatori e non si limita al superamento degli esami di Teologia. Diciamo che oggi Lorenzo e i suoi amici hanno detto un primo “sì”, tramite quell’ “Eccomi!” deciso alla chiamata del rettore, che li rende diversi da prima, anche se rimangono quelli di prima”.

“Cioè???”.

“Il “sì” che questi ragazzi diranno quando, se Dio vorrà, diventeranno diaconi e preti, sarà il “sì” decisivo e definitivo della loro vita. In quel momento, mediante lo Spirito che li consacrerà attraverso la preghiera del Vescovo, la loro vita sarà di Dio e a servizio dei fratelli. Ma quel “sì” non potrà avvenire senza che prima, come stasera, ci siano dei “sì” che dicano la disponibilità a prepararsi seriamente a quel ministero.

Se vogliamo un paragone con altri giovani, sebbene andrebbero fatte diverse distinzioni, pensiamo al fidanzamento: non è ancora la scelta definitiva del matrimonio, ma la decisione di prepararsi a quel momento con una fedeltà e un impegno che, a suo tempo, assumerà i tratti del definitivo”.

“Ah, quindi don, adesso Lorenzo e i suoi amici, davanti al Vescovo e a noi, hanno detto che hanno intenzione di prepararsi a diventare preti in modo ufficiale? Quindi si sono presi questo impegno stasera? Caspita, è un passaggio importante!”.

“Esatto, importantissimo. Ed è un dono per tutti noi. Non so cosa il Signore chiederà a questi sette giovani. Diventeranno tutti preti? Non lo so, lo spero. Ma anche così non fosse, anche se qualcuno dovesse prendere strade diverse, lo farà in un modo serio, perché sceglierà con la consapevolezza di chi sa che la vita è bella nella misura in cui diventa dono per gli altri. In questo senso stasera ci è stato fatto un regalo: sette giovani hanno deciso di prendere in mano la loro vita e farne un capolavoro, come diceva Giovanni Paolo II”.

“Mamma mia don, allora dobbiamo pregare per loro!”.

“Esatto, è il più bel regalo che possiamo fargli! Poi, ci penserà il Signore”.

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