In viaggio nell’archivio segreto di Pio XII, “il Papa dell’umanità sofferente”

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“La Chiesa non ha paura della Storia, anzi, la ama e vorrebbe amarla di più e meglio, come la ama Dio! Quindi, con la stessa fiducia dei miei predecessori, apro e affido ai ricercatori questo patrimonio documentario”. Le parole di Papa Francesco, pronunciate lo scorso 4 marzo durante l’udienza ai membri dell’Archivio Segreto Vaticano ricevuti nella sala Clementina del Palazzo Apostolico, hanno dato il via a un altro passo significativo del pontificato di questo Papa straordinario.
Dal 2 marzo 2020, a un anno esatto dall’ottantesimo anniversario dell’elezione al Soglio di Pietro di Pio XII, il Vaticano ha aperto agli studiosi l’Archivio Segreto riguardante il pontificato di Eugenio Maria Giuseppe Pacelli durato dal 1939 al 1958. Diciannove anni di pontificato in un periodo storico complesso e difficile, dove lo scenario mondiale era dominato da guerre e orrori contro l’umanità. Pio XII, definito “il Papa dell’umanità sofferente”, fermo avversario dei regimi comunisti, continua a essere una figura molto controversa nel recente dibattito storico. Dell’importanza dell’apertura del Fondo Pio XII ne parliamo con Luigi Accattoli vaticanista, giornalista e scrittore, firma del “Corriere della Sera” e del “Regno”, e moderatore del blog www.luigiaccattoli.it.
Diciannove anni di pontificato denso di avvenimenti storici fondamentali presuppone una mole sterminata di documenti. Dottor Accattoli, si sa quanti fogli contiene il Fondo Pio XII?
«Sedici milioni di fogli: è questa la stima dei riordinatori del fondo. Sulla questione della Shoah si disponeva già di undici volumi di documenti fatti pubblicare da Paolo VI negli anni ’70 del secolo scorso con il titolo “Atti e documenti della Santa Sede relativi al periodo della II Guerra Mondiale”: erano una risposta alle richieste di “apertura degli archivi” seguite alla pubblicazione del dramma “Il Vicario” che nel 1963 aveva accusato Pacelli di silenzio sullo sterminio degli ebrei. La novità dell’apertura annunciata per il prossimo anno, rispetto agli undici volumi, è doppia: quella era un’antologia, ora sarà accessibile l’intera documentazione; quell’antologia riportava “carte” presenti negli archivi della sola Segreteria di Stato, ora sarà possibile consultare la completa raccolta di documenti conservati in tutte le istituzioni vaticane, ognuna delle quali ha il suo archivio».
Andrea Riccardi, storico del Cristianesimo, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, uno dei massimi esperti di Papa Pacelli, recentemente intervistato da Vatican Insider ha dichiarato che non c’è nulla da temere dall’apertura degli archivi di Pio XII. Concorda?
«Nulla da temere e molto da sperare, se ci mettiamo dal punto di vista di chi voglia conoscere oggettivamente, senza censure e senza leggende, le opere e le parole di quel Papa. Non ci saranno, immagino, scoperte e rivelazioni clamorose riguardo alla guerra e alla Shoah. Come dicevo sopra, già disponevamo di molto materiale. Ci saranno precisazioni, avremo la possibilità di ricostruire con dettaglio un quadro d’insieme. Scoperte potranno invece esserci su altri aspetti dell’opera di Pio XII, che fu importante per l’avvio della riforma liturgica, del dialogo ecumenico, dell’accettazione del metodo storico nello studio biblico, per l’internazionalizzazione del collegio dei cardinali. Potrà essere chiarito il ruolo che su questi fronti aperti ebbe Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, che fu sostituto alla Segreteria di Stato sotto Pacelli».
Nonostante i radiomessaggi del 24 agosto del 1939, con cui Pacelli tentò di evitare lo scoppio della guerra, e quello del Natale del 1942 contro le persecuzioni anche razziali, aleggia, sul primo pontefice a essere nato nell’Italia unita, la questione del cosiddetto “silenzio di Papa Pacelli”. Ce ne vuole parlare?
«Pio XII era un diplomatico di formazione ed era stato nunzio in Germania: aveva grande fiducia nell’apporto che la mediazione diplomatica poteva dare alla causa della pace e alla stessa protezione dei perseguitati dal nazismo. Per non compromettere queste possibilità d’intervento diplomatico ritenne di dover tacere pubblicamente dello sterminio. Sappiamo però che seguiva con spavento la crescita di quella persecuzione e che attivò l’intervento diplomatico e quello umanitario. Sull’opera di salvezza degli ebrei messa in atto da istituzioni cattoliche, gli archivi sicuramente ci daranno ragguagli. Per esempio ancora non sappiamo se vi fu una direttiva esplicita del Papa per attivare quell’opera: lo si afferma, ma non si è mai trovato un riscontro documentale. Ora sarà possibile cercarlo».
“L’augurio e la speranza ora, è che si faccia chiarezza sul ruolo avuto da Pio XII nel periodo della Seconda Guerra Mondiale”, ha commentato la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, alla notizia dell’apertura degli archivi vaticani del pontificato di Pio XII, mentre Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), ha dichiarato: “Apprezzabile l’apertura dell’archivio vaticano su Pio XII”. Cosa ne pensa?
«Sono dichiarazioni condivisibili. Io mi aspetto che vengano superate le opposte leggende infamanti e apologetiche. Gli storici seri le hanno già sconfessate, ma esse ancora aleggiano per opera di ignoranti e malintenzionati. La leggenda nera dipinge Pio XII silenzioso perché complice di Hitler, quella apologetica afferma che non poteva fare altrimenti rispetto a quello che ha detto e fatto. Io credo che le carte ci diranno qualcosa su questa possibilità d’azione e di parole: quanto gli fosse chiara, con quale processo decisionale scelse di non attuarla, di tenerla bassa, o di non ampliarla».
Secondo il Suo parere, quali sono i testi più attesi, quelli riguardanti i nove mesi dell’occupazione nazista a Roma (1943 -1944) quando Pio XII era l’unica autorità non solo religiosa ma anche politica rimasta nell’Urbe dopo la fuga dei Savoia, oppure del difficile Dopoguerra e gli anni Cinquanta?
«Tutto questo, certamente. Ma anche altre questioni: la cosiddetta scomunica dei comunisti, la censura dei teologi innovatori, la prima convocazione continentale degli episcopati dell’America Latina. Tra il 1948 e il 1950 Pacelli fa studiare la possibilità di convocare un Concilio, nomina una commissione e poi accantona il progetto. Sarà interessante sapere come nasce e perché muore quell’idea. Sappiamo che gravato dalla malattia nervosa che lo tormenta lungo l’ultimo quinquennio, indaga la possibilità di rinunciare al Papato: chissà che negli archivi non vi sia traccia di quell’indagine».

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